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Full text of "Elisabetta, regina d'Inghilterra; dramma per musica, rappresentato la prima volta in Napoli nel Real Teatro di S. Carlo à 4 ottobre 1815, giorno onomastico di Sua Altezza Reale, il principe ereditario delle due Sicilie"

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ELISABETTA 


REGINA  D' INGHILTERRA, 

DRAMMA  PER  MUSICA  , 

RAPPRESENTATO    LA  PRIMA    VOLTA  IIV    NAPOLI  NEL 
REAL  TEATRO  DI  S.CARLO  a' 4  OTTOBRE  l8l5, 

GIORNO  ONOMASTICO 

D  I 

SUA   ALTEZZA  REALE 

IL  PRINCIPE  EREDITARIO 

DELLE  DUE  SICILIE, 


NAPOLI, 

Nella  tipografia  in  S.  M.  degli  Jngeli 
a  Pizzofalcone. 

Prezzo  fmo  grana  io. 


\ 


ì 


AVVERTIMENTO . 


Il  soggetto  inedito  di  questo  dramma,  scritto  iri 
prosa  dal  signor  avvocato  Carlo  Federici  ,  e  trat- 
to da  mi  romanzo  inglese  ^  comparve  neiranno  scor- 
so sul  teatro  del  Fondo.  L  esito  fortmiato  che  otten- 
ne ha  fatto  S3  che,  a  richiesta  delllmpresa  de' reali 
teatri,ho  dovuto  trattarlo  per  la  musica.  Man  cavami  il 
manoscritto  originale(perchè  di  pertinenza  della  comica 
compagnia,  che  da  piumosi  partì  da  Napoli^onde  poter 
Himutamente  seguirne  le  tracce.  Essendomi  trovato 
vane  volte  alla  recita  ,  le  ho  calcate  per  auanto  ha 
potuto  assistermi  la  memoria ,  *riducendo  cinque  atti 
ben  lunghi  di  prosa  in  due  molto  brevi  in  versi  . 
Non  mi  dichiaro  in  conseguenza  autore  se  non  che 
delle  parole  ,  e  di  qualche  leggiero  cambiamento,  a 
CUI  mi  hanno  astretto  le  leggi  delFodierno  nostro  tea^ 
tro  melodrammatico. 

GIOVANNI  SCHMIDT  , 

poeta  addetto  a' reali  teatri  di  Napoli. 


DECORAZIONI, 

Del  Sìg.  Cbìy, Nìccolinif  architetto  de'reali  teatri* 

MACCHINISMO, 

D'invenzione  delSig.  SmiragUa. 

VESTIARIO, 

Del  Sig.  Novi  per  gli   abiti  da  uomq  ,  e   del  Sig. 
Giovinetti  per  quelli      dolina  • 


PERSONAGGI* 


5 


ELISABETTA,  reg-na  dinghilterra. 

Signora  Colhran. 
LEICESTER  ,  generale  delle  armi. 

Signor  Nozzari. 
MATILDE,  sua  segreta  moglie- A 

ò  Ignora  Dardanelli.  {  Figli  di  Maria 

ENRICO  ,  fratello  di  Matilde.     ì  Stuard. 

Signora  Manzi.  / 
NORFOLC  ,  grande  del  regno. 

Sig. Garda  ,  tenore  principale  d^lla  real  camera^  e 
cappella  palatina ,  ed  accademico  filarmonico  di  Bo^ 
logna  . 

GUGLIELMO  ,  capitano  delle  guardie  realiv 
Signor  Cliizzold. 

Cavalieri  . 
Dame  . 

Nobili  sco77.esi  ^  ostaggi      Elisabetta  i 
UiSziali  del  seguito  di  Leicester  . 
l'aggi  .  ^, 
Guardie  reali  • 
Soldati, 
Guastatori  • 
JPopolo  . 

La  scena  e  in  Londra  - 
La  musica  è  del  Sig.  Maestro  ROSSINL 


.  / 


I 


ELISABETTA 

REGINA  D' INGHILTERRA. 

i 

ATTO  PRIMO. 

Sala  regia  .  Trono  . 
SCENA  PRIMA. 

NORFOLC  ,  GUGLIELMO  e,  cavalieri,  situati  in 
ordine,  attendendo  V arrivo  della  regina  •  Guardie» 

Coro.  PiU^  lieta ,  più  bella 

Apparve  T aurora; 
'Malefica  stella 
Dal  cielo  sgombrò* 

Del  raggio  di  pace 
11  sole  s'indora  5 
Di  Marte  la  face 
Estinta  restò . 

jVorf.         (  Oh  voci  funeste  y 

Che  aborre  quest^alma  ! 
La  rabbia  m'investe  : 
Più  calma  -  non  ho.  ) 

(  Il  suono  de'  militari  strumenti  in  distanza  ,  die  si 
avvicina  di  grado  in  grado  ^  annunzia  L'ingresso  in 
città  delle  arme  vittoriose,  condotte  da  Leìcester^  ) 

4 


ELTlSiBEf  TA^ 

Udite  ....  s^'avanza 

L^invitto  campione  ^ 
De'  cori  speranza  ^ 
Delizia  d'Albione, 
ly  Elisa  sostegno  , 
Del  regcao  -  splendor  -  v: 

(  Che  smania  !  che  affanno  ! 
Destino  tiranno  ! 
Avvampo  di  sdegno  , 
MAiccide  il  dolor.  ) 

GuG.   Nel  giubbilo  comnli  ,  signor^  tu  SOI0 
(  Tirando  Norfolc  in  disparte,  ) 

Parte  non  prendi  in  sì  felice  giorno  ? 

Perchè  ?  Rimira  intorno  : 

Vedi  qual  gioia  a  ogmm  siede  sul  ciglio  # 
NoRF.  (  Importuno  !  )  Guglielmo, 

S'io  godo  al  comun  bene  ^ 

Lo  sa  il  ciel  ,  tu  lo  sai^  che  appien  conosci 

Il  sensÌDÌl  mio  cor  . 
GtJG.  (  Così  potessi 

Ignorar  qual  tu  /ci  ! 
NoRF.  Ma  in  veder  ch;^  <x'  trofei 

Deiranglico  valore 

Parte  io  nou  ho  ^  mi  reca  affanno  al  core  ^ 
Nelle  anime  ben  nate 
Di  generosa  invidia 

Nasce  talòr  raffetto.  Oh!  qua!  contento 
Per  Norfolc  or  saria 
Se  di  Leicesfer  al  temuto  brando 
Questo  brando  sì  fosse  atcompagnato  ! 
Ma  privo  di  tal  ben  mi  volle  il  lato. 
(  Dissimular  conviene  .  } 


9 

Coro. 

NoRF. 


Atto  pRitìo^» 


GvG.   Osserva  ;  a  noi  sen.  viene 

Ilare  la  regina  •  A  lei  ti  mostra 

Lieto  y  se  il  puoi  *  Vinci  te  stesso  ,  e  spera. 

Forse  na  dì  delia  gloria 

Aperto  a  te  il  sentier ,  potrai  del  regno.... 
NoRF.  Non  più  y  Guglielmo  . 
GuG.  (  Io  ti  conosco^  indegno!) 

SCENA  II. 

ELISABETTA,   con  seguito  di  dame ,  cavalieri, 
paggio  e  guardie  .  I  precedenti  • 

(  Tutti  s' inchinano  .  ) 

CoROy  Esulta,  Elisa  ,  òmai 

In  giorno  sì  beato . 
Cangiò  sembianza  il  fato  i 
Tutto  cangiò  per  te  . 

L^invitto  eroe  vedrai 
Deporti  i  lauri  al  pie  , 

Quant  e  grato  all'alma  mia 
Il  commi  dolce  contento  ! 
Giunse  alfine  il  bel  momènta 
Che  c'invita  a  respirar. 

Dopo  tante  rie  vicende  , 
Ileal  donna  ,  a  pace  in  sena 
Tu  ritorni  a  riposar  . 


doRO* 


Elis. 


(Questo  cor  ben  lo  comprende,^ 
Palpitante  dal  diletto , 


(  Rivedrò  quel  raro  oggetto  ^ 
Che  d'amor  mi  fa  brillar  .  ) 

Coro.  Possa  ognor  ^  felice  appieno  , 

Teco  l'Anyha  glubbiiar  . 

Elis.  Grandi  del  regno,  è  questo 

Il  più  bel  giorno  di  mia  vita  .  Alfine 

Coronò  la' vittoria  agli  Angli  il  crine. 

Del  forte  duce    a  cui 

!)♦  ve  la  patria  ogni  suo  ben  ,  risuona 

Ovunque  il  nome  ,  e  tanta  fama  ei  gode  ^ 

Che  al  suo  merto  è  niinor  qualsiasi  lode. 

Pur  da  noi  iìou  si  lasci 

D'onorar  la  presenza 

Di  sì  nobil  canipion .  Qui  lo  scortate  . 

GuG.    Ei  s'allretia  al  tuo  piò. 

Elis.  (Qual  gioia!  )  Andate. 

(Z  grandi  vanno  snlC  ingresso  a  ricevere  il  vìncitO" 
re.  ;  Norfolc  a  stento  li  sugne  ;  Elisabetta  ,  assisti- 
ta da  Guglielmo  ,  va  sul  trono  .) 


SCENA  IIL 


I  prececìtnti  ,   LEICESTER    accompagnato  da^ 
primarj  uf/iziali  ,  e    scguìio   da  piìi  nobili 
Scozzesi  5    tra  i    quali    MATILDE  y 
sotto   snogìfe  ririti  ,  ed 

eImìico  . 

CoRd.       Vieni  /o  prode  ,  è  qui  tergi  i  sudori  3 
Con  gli  oh  Vi  di  pace  gli  allori 
Vieni  li  Cline  onoralo  a  IVegiar  . 


ATTO  PRIMO*  ^i. 

Tutto  cede  -  al  tuo  braccio  possente  j 
Per  te  riede  -  ogni  volto  ridente: 
Per  te  cessa  ogni  lungo  penar  . 

Leic.    Alta  regina  ,  invanf> 

Lo  Scoto  altero  al  nostro  ardir  si  oppose* 
C40I  noiTìe  tuo  sul  labbro 

Gli  Angli  pugriaro^  e,  al  rimbombar  delle  irmi. 

Dal  vincitor  V  udia 

Il  nemico  guerrier  mentre  peria  . 

Di  rea  discordia  ornai  spenta  è  la  face  4 

Al  tuo  poter  soggiace 

Chi  sprezzarlo  tenlò  .  D'  uopo  non  hai 

Pili  del  nostro  valore  ;  onde'  al  tuo  piede 

Del  comando  delle  armi, 

Che  deguasti  affidarmi ,  ecco  ti  il  segno  . 

(  'Depone  su  i  gradini  del  trono  il  bastone  del  co- 
rnando  .) 

Esulti  Elisa  5  e  seco  esulti  il  regno  * 
Elis.    Giovane  eroe  ,  quanto  per  me  facesti, 
Quanto  a  prò  della  patria  usò  iinora 
Del  tuo  gran  cor  la  fede, 
D^  ogni  dono  è  maggior  ,  d^ogni  mercede  * 
Obliarlo  non  so  .  T'  appressa  .  Intanto 
Abbiti  questo  pegno 
Della  grata  alma  mia  . 

(  Leicester  si  prostra  ;  Elisabetta  togliendosi  dal  pet 
to  un  ordine  cavalleresco  ,  ne  fregia  di  sua  ma- 
no il  duce  .) 

Leic.    Oh  generosa  ! 

NoRF.  (  Oh  rabbia  !  ) 

Mat.  (  Oh  gelosia  I  ) 


tEISÀBÈTTA# 


(  Al  cenno  di  Leicester  si  avanzano  gli  Scozzesi  i 
e  si  prostrano  alla  regina  presentandole  i  pre- 
ziosi  tributi  che  recano  sopra  de'  bacili  coperti  dà 
un  bianco  Velo  .  ) 

Leic.    Questi  y  sovrana  eccelsa  , 

Germi  di  chiara  stirpe  illiistri  ostaggi  ^ 
Proni  al  tuo  soglio  vedi  . 
Qiie"  preziosi  arredi 

Ch'  oggi  l' invia  la  sottomessa  Scozia  ,.i 

(  Sospende  il  discorso  nel  riconoscere  tra  gli  ostag^ 
gi  la  consorte  ed  il  cognato.) 

(  Oh  ciel  !...  che  mai  veg^'io 
Stelle  !...  Matilde!. ..Enrico         un  sogno  il  mio?) 
Elis.    Sorgete  .  Entro  la  reggia     (  yigli  ostaggi.) 
Avrete  asilo  .  Ali' onorevol  ^grado 
De^  paggi  miei  v'  eleggo  .      (  Scende  dal  tronOc) 
Londra  festeggi  in  così  lieto  giorno 
Delle  nostre  anni  il  fortunato  evento  ; 
Sia  partecipe  ognun  del  mio;  contento  . 

(  Elisabetta  nel  ritirarsi  guarda  benignamente  Leice- 
ster 5  dfjndogli  la  mano  da  baciare  .  Norfolc  frC' 
me  ;  Matilde  fa  lo  si  sso  ;  Enrico  ,  che  se  né 
accorgCy  fa  ceuno  alla  sorella  d'esser  cauta.  Ognu- 
no ritirasi  fuorché  Leicester^  il  quale  m  sull'in- 
gresso ed  ivi  batUene  Matilde  ,  eh'  è  V  ultima  ad 
entrare  ,  e  fa  c\x  ella  retroceda  *  ) 


Atto  primo.  %\ 

SCENA  IV- 
LEICESTER  ,  MATILDE  . 

Leic.  Incauta  !  che  festi  ! 

Seguirmi  perchè  ? 
Gli  effetti  son  questi 
amore  e  di  fè  ? 

Mat.  La  fede  ,  V  amore 

Guidaro  il  mio  pie  j 
Di  sposa  al  timore 
Ritegno  non     è  . 

Leic.  Ma  in  tanto  periglio... 

Mat,  Non  basta  consiglio  . 

Leic.  Ah  !  trema 

per  te  . 

Mat*  Sol  tremo 

4  2.  Che  palpito  io  sento  ! 

Che  crudo  tormento  l 

Perples^-^'  me  stess^ 
a^  a 

Non  trovo  più  in  me  . 

Leic.  Sconsigliata  !  e  non  sai  che  del  tuo  sangue 

La  nemica  maggior  qui  si  ritrova  ? 

Chi  mai  ti  trasse  a  questo 

Passo  orribil ,  funesto  ? 
Mat.  Ahi  !  sposo.... appen* 

Fosti  da  me  diviso  , 

Fama  suonò  eh  e  amore , 

E  Tamor  più  tenace  ,  Elisabetta 

fjer  Leicester  nutria  .  Qual  fosse,  oh  dio] 


Allor  l'rtfFanno  mio 

Chi  spiegar  ^nai  potrebbe?...  Ah!  vieni,  Enrico. 

S  C  E-  N  A  V. 

ENRICO.  I  preccdcnd  , 

]Leic.   Tu  ^  mio  congiunto  e  amico  , 

Di  cotanta  imprudenza 

Potesti  mai  complice  farti  ? 
Enr.  Ah  !  taci  . 

Ella  tei  dica  ;  usai 

Ogni  opra  ,  ogni  consiglio 

Per  distorla  ,  ma  invan  .  Vedendo  troppo 

OsLinato  quel  cor  ^  volli  seguirla  , 

Sperando  in  queste  mura^ 

Colla  presenza  mia,  farla  sicura. 
Leic.   Vana  speranza!  E  non  pensaste,  incauti^ 

Che  di  Maria  Stuarda 

Qui  proscritta  è  la  prole  } 

Ch  Elisabetta  vuole 

Del  vostro  sangue  il  germe  appien  distrutto  ? 
3Mat.  Mancai  ,  noi  niego  .  Eppur  di  qualche  scusa 

Non  è  indegno  il  mio  cor  .  Gelosa  smania^ 

Timida  amor  di  moglie  , 

Sotto  mentite  spoglie 

M'indussero  a  seguirti.... Ma,  perdona, 

Che  mai  deggio  pecisar  '.... 
Leig.  Taci  ;  comprenda 

Quanto  viìoI  dirmi  ^  ed  a  ragion  m'offendo . 

Svelò  la  f  aia  il  ver  ;  chiaro  dimostra 

Qualche  affetto  per  me  la  mia  regina  ; 


Atto  prim(%' 


-1 


Ma  Leicester  son  io  .  Fedele  ^1  trono  i 
ÌSon  men  fedele  io  sono 
Al  nodo  maritai  che  a  te  m'avvince  . 
Va;  di  te  ,  del  j>erìnan  ,  di  me  ^  se  vuoi, 
Pensier  ti  prenda.... E  che  !  tu  piangi  ? 

Mat.  Oh  diol 

Enr.    Fa  cor,  diletta  suora  ; 

L'avvenir  men  funesto  io  spero  ancora . 

Leic.  Separarci  convien  .  Destar  sospetto 
Il  favellar  qui  a  lungo  ora  potria  . 
Sieguila,  Enrico;  ad  ambo 
La  prudenza  or  sia  guida, 
E  poi  di  nostra  sorte  il  ciel  decida . 
{  Vadasi  in  traccia  di  Norfolc  ,  del  caro  , 
Verace  amico  in  cui  pongo  ogni  speme  ^ 
Ei  sol  può  Ì4vigorire  un  cor  che  ^eme.) 

(  Parte.  ) 


S  G  E  N  A  VI. 

ENRICO ,  MATILDE . 

CwR^    Andiam  .  Vuole  il  destino. 

Che  teco  io  resti  al  fianco  di  colei. 

Che  degli  affanni  nostri 

E'  primiera  cagion. 
Mat.  Questo  5  o  germano, 

E^  il  dolor  che  m'  uccide. 
Enr.    D'uopo  abbiam  di  coraggio. 

Forse  di  speme  un  raggio  il  ciel  pietoso 

Fia  che  vibri  pei*  noi  . 
Mat.  Sperar  non  oso  . 


CUSÀBETTA, 


Fatnì  presentitnerxto 

Neil!  anima  ini  sta  .  Crudele  ,  immenso 

amor  geloso  foco  ,  e  rio  limore 
A  vicenda  fan  guerra  in  questo  core. 

Sento  VAI  interna  voce^ 
Che  in  lagrimevol  suono 
Dice  che  nata  io  sono 
A  piangere  a  penar  .  , 

ire  di  sorte  atroce 
Sopporterei  costante  ; 
Ma  suora  e  sposa  amante, 
Tutlor  degg'io  tremar  • 

(  Parie,  ) 

SCENA  VIL 
ENRICO . 

Infelice  !  pur  troppo 
Ha  ragion  di  temer .  Funesto  nodo 
Fu  quel  che  strinse,  e  più  funesto ^il  rende 
L^amor  d'Elisabetta  , 
E  rimp rudente  passo 
Che  la  germana  ed  io 

Commesso  abbiam  qui  raggiungendo  il  duce... 
Ah  !  pur  troppo  atra  stella  a  noi  riluce  . 

(  Parte.  ) 


I 


ITTO  PRIMO. 


Appartamenti  reali  . 

SCENA  vni. 

NORFOLC  ,  LEICESTER. 

NoRF.  (  Che  intesi!  )  In  queste  stanze  ,  inosservato 
Puoi  ,  dolce  amico  ,  favellar.  (  Qual  gioia  !  ) 
Prosiegui  . 

Letc.  Un  di,  dopo  ostinata  pugna ^ 

Terribile  oragan  sorge  improvviso  . 
Da'  miei  prodi  diviso  , 
In  umile  capanna 

M' è  d'uopo  ricovrar -,  quivi  m'accoglie 
V ecchio  pastor  ;  Matilde  , 
Che  sua  figlia  credei^ 

Si  offerse  agli  occhi  miei  ;  vederla^  amarla 

E'  l'opra  d\m  istante  .  Al  nuovo  giorno 

In  campo  io  fo  ritorno  . 

Tutto  in  breve  a  me  cede  5 

Ma  ,  oh  dio  !  del  vmcitore 

In  dolce  schiavitù  rimane  il  core  . 
NoRF.  E  coinè  di  Matilde 

Sposo  ti  festi  ? 
Leic.  Grato  alFamistade 

Di  quel  pastor  ,  m'offersi 

Contro  airostil  furor  d'essergli  schermo. 

Sento  che  illustre  Scoto 

In  lui  si  nascondeva  ;  aìlor  gli  chiedo 

La  figlia  in  moglie  5  il  vedo 

Al  mio  discorso  impallidu-  ;  comprendo 

Che  grave  arcano  ei  cela  ;  prego  ,  insisto-; 

Di  Matilde  e  d'Enrico  allor  m\  svela 

h 


ì8  ELISABETTA. 

origine  real...  Puoi  figurarti 

Qual  fu  la  mia  sorf>resa  .  All'amor  mio^ 

Tanto  tenace  amor  quanto  funesto  , 

Pietà     aggiunse...  Io  già  ti  dissi  il  resto  • 
INToRF.    A  grave  rischio  ,  amico  , 

I  giorni  tuoi  ,  la  gloria  tua  ponesti  j 

Ma  fu  colpa  d'  amore  , 

E  amor  fi  la  tua  scusa.  (Esulta  o  core.  ) 
Leic    Se  r  amico  il  più  caro 

Compatisce  il  mio  fallo , 

Non  soa  tanto  infelice   e  sperar  posso 

Consiglio  ^  aita . 
NoRF.  E  r  imo  e  1'  altra  io  voglio 

Porre  in  opra  per  te  .  Della  regina 

La  viiril  mente  a  far  che  sia  delusa 

Pero  molt'arte  è  d'uopo  . 

Alla  sposa  ,  al  german  t'affretta  intanto  j» 

Cauti  li  rendi  •  Alquanto 

Dammi  loco  a  pensar  . 
Leic  Sant^  amistade , 

Tra  gli  affanni  eh"  io  ptpvo, 

Almen  qualche  conforto  in  te  ritrovo  . 

{Parte.} 

SCENA  IX, 

NORFOLG . 

Stolto  !  t^  inganni  .  Ah  !  meglio 
Saria  stato  per  te  chieder  aita 
A\  mar  fremente  ^  alle  voraci  belve. 
Alle  furie  d"*  a  ver  no  , 
Che  non  ad  un  nemico 
Qual  ti  fui,  qual  ti  son... 

(^Fedendo  giungere  Elisabetta 


c  ATTO  PRIMO.  1 J 

M'offre  vendetta 

La  total  tua  mina  . 

S  C  E  N  A  X. 

ELISABETTA,  NORFOLC  , 

NoRF.    Colmo  di  duci  ,  regina  , 

D'un  cosi  lieto  dì  soii  io  CQstretto 

La  gioia  a  funestarti . 
Elis.  Come  I 

NoRF.  Oh  dio  ! 

Favellar  mai  poss'  io  ?...  No  ;  forza  tanta 

In  me  non  è  . 
Elis.  Spiegati  . 

NoRF.  Orrendo  arcano  , 

Misera  !  udrai. ...Deh  !  lascia.... 

Sì  ^  lasciami  tacer  . 
Elis.  Parla  :  T  impongo  • 

NoRF.    T'  ubbidirò  ,  Leicester... 
Elis.  Che!  Leicester... 

NoRF.    Avvinto  in  nodo  conjugal... 
Elis.  Che  parli  ! 

NoRF.    Il  ver. 
Elis.  Possibil  mai!... 

Ah  !  t' ingannasti. 
NoRF.  No  ,  non  m^  ingannai  . 

Di  un  degli  ostaggi  sotto  finte  spoglie 

La  sua  sposa  si  asconde  3 

L"  accompagna  il  germano...  Ambo  son  figli... 
Elis.       Prosiegui..  Oimè  ! 

NoRF.  Mi  manca  al  dir  la.  voce, 

Elis.       Figli   di  chi  ? 
NoRF.     ^  Ti  nuoce 

Jl  tnio  parlar  . 


ELISABETTA. 


Elis.'  Tutto  saper  io  voglio  .* 

NoPwF.    Figli  a  colei,  clic  sì  t^olfese  il  soglio  . 

(  Elisabetta  a  queUe  uliime  parole  cade  sopra  una 
sedia  ,  ed  ivi  riman^  im (nobile  ,  e  come  fuori  di 
se  .  J\f  or/ole  ,  con  volto  ipocriiOy  si  avi^icina  .) 

NoRF.  .       Perchè  mai ,  deslin  crudele  ^ 

Coslringesti  il  labbro  mio!... 
Ma  fedele  -  a.  te  son  io 
Mentre  accuso  un  traditor  . 

Elis.  Con  qual  fulmine  improvviso 

Mi  percosse  irato  il  cielq  ! 
Qua!  s^  addensa  orrendo  velo  ^ 
Che  mi  coìma  di  terror  ! 

NoRF.       Deh  !  rammenta... 

Elis.  Taci...  oh  dio  I 

IVoRF.       Pensa  al  regno... 

Elis.  Oh  dio  !  mi  lasciai. 

IVoRF.       Sventurata  ! 

Elis.  Fiera  ambascia  ! 

4 

'(  Lacerar  mi  sento  il 
l  Ter  te  ge —  '^'^^ 


eme  questo 

A  2. 

Elis.  (  Ì/Tisera  !  a  quale  stato       Norf.  (  Reggimi  :  m  tale  stato, 
Ili  riseruò  la  bOi  la  !  Deh!  non  tradirmi  o  sorte. 

Stato  peg^ìor  di  morte  :  Vada  il  rivule  a  morte  i 

Più  f.ero  aoii  5Ì  di  .  )  Pa^o  il  mio  cor  sarà.  ) 

KoRi- .  Regina  ,  ornai  decidi . 

Elis.  Sì  ,  perirri  V  indegno  . 

NoiiF.  (  Soi  LC;,  a' luici  voti  arridi •  )r 


ATTO  PKmO.  ^1 

Elis*  Sgombri  da  me  pietà  . 

A  2i  Queir  alma  perfida 

Non  vada  altera  ; 
Del  fallo  orribile 
La  pena  avrà  . 

Tra  cento  spasimi 
L' iniquo  pera  , 
A  eterno  esempio 
D'  infedeltà  . 

(  Partono  da  opposti  lati-  ) 

G  E  N  A  XL 

GUGLIELMO  . 

Gilè  fia?  Smarrita  in  volto 
La  ref^ina  incontrai  ...  Ma  non  è  quegli 
Il  superbo  Norfolc  ?  Veloce  il  passo  ' 
Ei  di  quii  move...  Forse 
Qualche  affanno  crudel  recò  costui 
D'Elisabetta  al  cor.  Chi  sa  per  prova 
Quanta  doppiezza  cova 
Il  perfido  nel  ^enò...  Ma  ,  ddlente  , 
La  regina  ritorna  a  questa  volta.... 
Oh  ciel  !  che  mai  sarà  ì 

S'G  E  N  A  XIL 
ELISABETTA  ,  GUGLIELMO . 

Eus.  Guglielmo  ,  ascolta  , 

Pronte  ad  ogni  mio  cenno,  suir  ingresso 
Sien  le  reali  guardie  .  Va...  Ma  pria 


22 


ELISABÉTT'A. 


Qiiì  Leicester  invia...  Travienti,..  (Oh  affanno I 
Dove  io  mi  sia  non  so.  )  Di  Scozia  i  paggi 
Tutù  raduna  in  questo  loco  . 
GuG.  Il  cenno 

Vado  a  compir  .  (Parte.) 

SCENA  XIIL 


ELISABETTA,  seduta  . 

Che  penso  ^ 
Desolata  regina?...  A  che  mai  serve 
Aver  doma  la  Scoxia  e  saldo  il  trono  p 
Se  una'infelice  io  sono  ? 
Sconoscente  !  ei  pur  vide 
L'amor  d*  Elisabetta  , 
E  in  laccio  cor3jugal  stringer  pur  volle 
Della  maggior  nemica  sua  la  figlia  !... 
Oh  delitto L..  Ma  tremi 
L'iniqua  coppia .  Son  regina  e  amante  : 
Doppia  vendetta. ...Ecco  l'indegno.... Oh  istante  ì 

SCENA  XIV- 

LEICESTER  da  un  Iato;  MATILDE,  ENRICO 

co'  giovani  Scozzesi  dalV  altro  . 
ELISABETTA  . 


(  Leicester  ,  che  si  sarà  presentato  con  premura  , 
nel  veder  la  moglie  ,  si  ft^rwa  ad  un  tratto  ;  TMTa* 
tilde  ed  Enrico  vedendo  Leicester  fanno  lo  slesso; 
Elisabetta  riconosce  da'  moti  e  dalla  confusione 
del  inolio  la  sua  rivale  ed  il  fratello.) 


k*tro  primo; 


Letc.  (  Matilde  !  ) 
Mat.  (  Oh  cielo  !  ) 

Eivn.  (Oh  incontro!  ) 

Elis.  (Emessa. ...Oh 

rabbia!  ) 

T'ivan:^.à  ^  o  duce*. ...A  che  t'arresti  ?  Io  voglio 

Meri  sommesso  vederti. 

Ben  ti  e  noto  che  il  primo 

De'  miei  fidi  tu  sei  ,  che  tal  ti  estirrio  . 
Leic   Regina.;,,  (che  dirò?)  Regina...  (  oh  dio  !  ) 

L'imiil  tuo  servo  ....  a  tanta 

Magnanima  bontà..,. (Mi perdo  ....) 
Mat.  facendo  vedi^re  la  propria  agitazione  .  ) 

(  Oh  pena  I  ) 

Enr.    Germana  ^  ah  !  ti  raffrena  . 

(  Air  orecchio  di  Matilde .  ) 

Élis.  Non  prosiegui  ? 

(  Dopo  aver  guardato  a  un  tempo  Leicester^  Ma^. 
tilde  ed  Enrico .  ) 

Eh  !  lascia  ornai  queirimportun  ritegno  .i.. 
(  Geme  ,  trema  l'indegno  . 
Oh  piacer  di  vendetta  !...  )  Ma  coraggio 
Or  ti  darà  la  stessa  tua  regina  . 
Vieni  ^  giovane  eroe  . 
Mat.  Ah  ! 

Elis,  al  sospiro  di  Matilde  ,  benché  sommesso  ,  5f 
volta  a  guardarla  j  poi  dice  a  Leicester. 

T'  avvicina . 


Se  mi  serbasti  il  soglio 
Al  campo  deironor , 


^4 


Darti  mercede  io  voglio 
Degna  dei  tao  valor  . 

(  Al  cenno  cV  Elisabetta  si  ai^anza  una  guardia  ;  Id 
regina  k  parla  in  segreto  .  ) 

Leic.         Donna  real ,  deh  !  frena 
Sì  generosi  accenti.... 

Leic.       (  (  Oh  dio  !  resisLo  appena 
Max.       <^     xV  palpili  irequeali 
Iìnr.        I     Del  mio  dubbioso  cor.  ) 

Elts.  (  Benché  fra'svtoi  lornienti , 

Avrà  vendetta  amor  .  ) 

(  Rucrna  la  guardia^  recando  un  bacile  coperto  da 
un  drappo  .  ) 

Leic.  (  Di  qnal  mercè  favella 

Io  non  comprendo  ancor.  ) 

Enr.Mat.  (  La  mia  perversa  stella 

fjcmpre  divien  peggior.  ) 

Elis.  5  che  avrà  /urticamente  esseri  alo  i  moti  di  Leice-- 
ster  ^di  Mali'de  e  d'  Enrico  ^  ed  i  loro  sguardi  d' 
intelligenza  ^  freme  in  segreto  ,  si  alza  ,  poi  ,  for- 
zando se  stessa  ^  dice  : 

Eccoti  5  eroe  magnanimo  , 
D'un  gretto  core  il  pegno: 
Te  riconosca  il  regno 
"  Per  mio  coììsorte  e  re. 

(  Scuopre  lì  bacile  indicalo^  che  contiene  lo  scettro 
e  La  corona  *  Eeice^'^ter  ed  i  suoi  congiunti  riman- 
gono  a  tal  vista  oltvemodo  amfusi  ed  abbattuti  . 
Elisabetta  gode  del  loro  turbamento  .  ) 


ATTO  PR1»Ì<5* 


A  4. 

ttiic.)  (  Qual  colpo  inaspettato  Eus.  (  Al  coìpó  inaspettato 
Mat.)    a.  noi  serbava  il  fato....  Che  <or  serbava  il  fat» 

EnU.)     li  gelo  della  iijorte  gelo  della  morte 

Tutto  s'adiiaa  in  me.)  Iiupallidir  li  fe*.) 

Ei,is. dopo  qualche  pausa,)D\ice  ,  in  tal  guisa  accogli 
D'una  regina  il  dono  ? 

hEic.tremante,)Oh  ciel  !)  Deh  !..  scusa... al  trono 
Vassallo  umll  non  osa.... 

Elis.  (  Empio  !  ) 

hmc.pià  risoluto.)  Si  generosa 

Non  merito  mercè. 

Elts.  (  Anima  rea  !  ) 

Mat.  (  Clic  afluumo  !  ) 

JLì^R.platio  a  Madide,)  Piesisti  . 

Mat.  (  Pier  momento!  ) 

A  4*  (  Spiegare  il  duol  ch'io  sento 

Possibile  non  è  .  ) 

(  Dopo  hreve  scena  muta  5  in  cui  andrà  cre^cmd^ 
r  agitazione  de'due  congiunti  e  d'  Enrico  ,  ÉUsa^ 
béttdj  non  potendo  più  raffrenarsi^  proromperà  co^ 
me  segue  .  J 

Elis.  Ah  !  che  più  tollerar  non  poss'ìo 

Un  vassallo  fellon  ,  menzognero. 
Or  la  benda  dileguisi  al  vero: 
Ecco  Tempia  che  infido  ti  fa.' 

(  Nel  dire  queste  ultime  parole  ^eorre  a  Matilde  ,  la 
prende  per  un  braccio^  strascinandola  nel  mezzo  del- 
la scena  .) 


Leic.  .  (Che  mai  vedo  !  ) 

Mat.  (Deliro  !  ) 

Enr-  (Son  desto!) 

A  3.  (  Disvelato  è  Tarcano  filnesto...  ) 

Ah!  regina  ^  perdono  ,  pietà  . 

(  Cadono  in  ginocchioni  a'  piedi  di  Elisabetta  .  ) 

Elis»    Guardie  ,  olà  ! 

S  C  E  N  A  XV. 

GUGLIELMO,  guardie^  cavalieri  ^  e  datne^ 
1  precedenti . 

Etis.  Q"^g^^  iniqui  cingete  ; 

Rìeh  serbati  al  mio  giusto  fìirore  • 
(  Sol  di  rabbia  si  pasce  il  mio  corei 
Sol  vendetta  conjfortò  gli  dà.) 

OxJG.CoRO.  Come!. .il  duce  !  Feroe  vincitore  !.. 

Oh  stupori.. .Giusto  ciel!  che  sarà 

liElC.  ) 

!V1at.  )     Scherno  siam  d'un  perverso  destino..- 
Enr.  ) 

Elis.         Traditori^  fremete  armici  sdegni  • 

Leic.Mat.  Spos^**" 

GuG.eCoRo,  Sposi  ! 

IEnr.  Germana..* 

(^Abbracciandosi^) 

Gr  indegni  - 
45ien  divelti  Tun  l'altro  dal  seno» 


ATTO  primo;  1^ 

Leic.  ) 

Mat.  )     Ah!  regina,  perdono,  pietà. 
Enr.  ) 

{Vengono  a  forza  separati,) 

Ens.         (Sol  si  pasce  il  mio  cordi  veleno: 
Sol  vendetta  conforto  gli  dà.  ) 

Coro.         Fatai  giorno!  impensata  mina  ! 

Surse  il  sole  sereno  ^  ridente. 
Or  declina  -  turbato  ^  languente  , 
E  di  lutto  coprendo  si  va  . 

(Le  guardie  conducono  a  forza  i  congiunti  da  par^ 
ti  opposte ,  ed  ognuno  confusamente  ritirasi*) 

Fine  dell'atta  primo. 


XLTSACETTAj 

ATTO  SECONDO. 

Appartamenti  . 
SCENA    P  R  I  M  A. 
NORFOLC. 

!Perche^  tremi ,  o  mio  cor  ?  Forse  presagcsf 
Sei  di  qualche  sventura^  ò  di  rimòrsi 
Saresti  mai  capace  ? 
A  te  finor  la  pace 

Invidia  tolse  ;  or  che  soccombe  a  un  tratto 

L^idolo  del  Tamigi  5 

Or  che  di  corte  puoi 

Ambire  a"*  primi  onori  ,  ed  or  che  aperto 

Ti  è  l'adito  a  quel  soglio  , 

Che  forse  un  di  calcar  potresti  ,  e  in  cui 

Ì)a  ben  lunga  stagion  nutri  speranza  y 

Mancherai  di  coraggio  e  di  costanza  ? 

SCENA  IL 
GUGLIELMO,  NORFOLC; 

Guc.  ^  La  regina  ,  signor  ^  la  tua  richiesta 

Ricusa  d'appagar. 
NoKF.  Come  !... 

GuG.  AgitatJi 

Da  molesti  pensieri  > 

Sdegna  ascoltarti  - 
NoRF.  Sdegna  ! 


'^OG.    Il  consiglio  talor  nuoce,  non  giova 


Atto  secondo.  ^ 

GuG.    Troppo  Norfolc  intesi  , 
Disse .  Da  ciò  compresi 
Che  grati  a  lei  non  sono  i  detti  tuoi. 
NoRF.    (  Oimè  !  ) 
GvG.  Dunque  tu  puoi 

Lungi  da  queste  soglie 
Volger  per  ora  il  piò. 
NoRF.  Ma  tal  divieto  v 

GuG.    Udisti  il  suo  voler. 
NoRF.  Ma  il  mio  consiglia 

Nello  stato  affannoso  in  cui  si  trova 

giov 

(  Parte.  ) 

S  C  E  N  A  IIL 
NORFLOC. 

Temerario!  -  Si  vada  .  Il  tempo  eFarte 
Compir  potran  l'incominciata  impresa  , 
E  sulle  altrui  ruine 
Farmi  afferrar  della  fortuna  il  crine. 

(Parte.) 

SCENA  IV. 

ELISABETTA,  GUGLIELMO. 

Elis.  Dov'  è  Matilde  ? 
GtiG.  Atteride 
Colà  i  tuoi  cenni  . 

(Accennando  uno  degV  ingressi^ 

Rlis.  a  me  si  guidi  ^  e  poi 


$0  Elisabetta.  ji 

Venga  Leicester. 
GuG.  Di  pietà  potresti..? 

Ah  !  sl^  pleiade  è  in  te  .... 
JEns.  Vanne  :  intendesti  ? 

(Guglielmo  entra  doi^'  è  Matilde.} 

S  C  E  N  A  V. 

ELISABETTA  ,  MATILDE  ,  guardie .  ,j 
cenno  d'Elisabetta  le  guardie  si  ritirano.)  . 

Elis.   T'inoltra .  In  me  tu  vedi 

Il  tuo  giudice  ^  o   donna  . 
Mat.  Ho  un  cor  bastante^. 

Per  ascoltare  ,  intrepida  ,  il  mio  fato. 
Elis.   Vuole  ragion  di  stato  , 

Clie  tu,  nemica  mia  ,  che  il  tuo  germano  , 

Che  un  vassallo  sleale 

Sovra   palco  ferale 

D'un^odiosa  trama 

La  pena  abbiate  ,  Ma  pietà  favella 
JD'Eiisabetta  in  sen  .  Scrivi .  Rinunzia 
Ad  ogni  dritto  tuo 
Di  Leicester  sul  cor  .  Cosi  da  morte 
Vi  potrete  sottrar...:(Ma^i/^i!e  freme,)  Cedi  alla 

sorte. 

Mat.  Ah  !  più  d'ogni  supplizio 

E'  questa  tua  pietade. 
Elts.   Non  cimentar  la  tolleranza  mia  . 

Siedi  ^  scrivi ,  rinunzia  . 
'Mvr.  Invan  .... 

^Elis.  Custodi .... 

Mat.  Ali  !  senti  .... 


ATTO  SECONDO r 


EltsV  Scrivi  . 

Mat.  Sfoga 

Sol  contro'  me  tutti  gli  sdegni  tuoi  5 

Ma  il  consorte  ^  il  german  

Eus.  Scriver  non  \noìl 

Pensa  che  sol  per  poco 
Sospendo  Vira  mia  ; 
Quanto  più  tarda  fia^ 
Più  fiera  scoppierà. 

IVTat»         Salva  il  german  ^  lo  sposo  , 
S"è  ver  che  giusta  sei  ; 
Poi   tronca  1  glorn?  miei, 
Tel  chiedo  per  pietà  • 

Elis.         Resisti  ancora  ? 

Mat.  Oh  dio  ! 

Ti  mova  il  pianto  mio 

Elis.        f  Non  hastan  quelle  lagrime 

^     ì     A  impietosirmi  il  cor, 
Mat.        j  Vorrei  stemprarti  in  lagrime 
(     Mio  desolalo  cor. 

\EUsabetta  con  gesto  imperioso  accenna  a  Matilde  di 
sedere  al  tavolino  e  di  scrivere  .  Matilde  tremante 
si  accosta  ,  siede ,  pensa  e  si  alza  per  retrocedere^ 
JElisabefta  è  m  atto  di  chiamare  le  guardie  ;  Ma^ 
tilde  la  trattiene y  e  si  pone  a  scrivere  ;  in  questo  com" 
parisce  sull'ingresso  Leicester  non  veduto  dalle  dm 
donne 


] 

S  G  E  N  A  '  VI.  I 

LEICESl  ER  5   guardie.  Le  precedenli .  j| 

(  Le  guardie  si  allontanano^  ) 

Leic*       (  Muserò  me  !...La  sposa 

Dolente   ed  affannosa  !... 

Che  mai  sarà  quel  foglio  ?..  I 

S'accresce  il  mio  timor.) 

Elis.        (  Tra  varj  opposti  affetti 

Quest'  aima  si  divide.  ) 

Mat.       (  Qiial  è  il  dolor   che  uccide, 
S'io  reggo  al  mio  dolor?  ) 

A  3         (  L'avverso  mio  destino 

Sì  fiero  io  non  credei . 
Quanto  crudel  tu  sei  ! 
Quanto  mi  costi  amor!  ) 

(Elisabetta  vede  Leicester.) 

Elis.         Debitor  le  sei  di  vita  5 

Leggi 3  o  duce,   e  poi  Timita. 
Dell'  error  ,  del  tradimento 
Pentimento  •^  io  voglio  in  te, 

Mat.  (Tremo.)  (Mentre  Leicester  i>a  al  tavolino 

e  legge.  ] 

JLeic.  Oh  ciel  !  che  lessi  mai  ! 

Sconsigliata  ,  che  facesti  !  (  A  Mat.) 
Ah  !   comprendo:  in  lei  sapesti 

(  ad  Elisabetta*\ 
Violentar  l'amor  ,  Ja  fe. 
Ma  t'  inganni  


i 


ATTO  SECONDO. 


SS 


Odi  .... 

Rifletti  .... 

A  tal  prezzo  non  poss'io 
Conservar  il  viver  mio  ; 
Serbo  un  cor  che  vii  non  e. 

(Lacera  il  foglio.) 

Empio  !  trema... 

Oimè!... 

Costanza,  (a  Mat.y 
E'  perduta  ogni  speranza!... 
Serbo  un  cor  che   vii  non  è. 

A  O. 

Ah  !  fra  poco,  in  faccia  a  morte  > 
Cesserà  cotanto  orgojjlio  , 
Ed  allor  queir  alma  forte 
Jia  costretta  a  vacillar. 

Quellardir  che  in  faccia  a  mort© 
Ti  difese  e  vita  e  soglio. 
Serberà  quest'alma  forte  ^ 
Non  avvezza  a  vacillar. 

Ah  !  s'affretti  pur  la  morte  , 
Affrontarla  io  deggio  e  voglio  ; 
Non  sarà  que^t  alma  forte 
Più  ridotta  a  .vacillar. 

(JLeìcester  e  j^atilde  partono^  scortati  dalle  guardie.} 


I 

S4  ELISABETTA.  ,  |1 

! 

SCENA  VII. 
ELISABETTA. 

Pago  sarai  cor  mio  ?  hrami  vendetta  ? 

VentiClfa  in  bieve  avrai; 

Ma  iorse  men  doknie  allor  sarai? 

Ah  !  Leicester  ,  amarti  i:lisabetta  , 
•  Quell'allera  legina 
Sprezza  Ir  ice  liuor  di  regie  destre  , 
Giammai  dovea  ?  Rossore  , 
Ma  tardo  ^  io  provo  d  un  malnato  amore  . 

SCENA  Vili. 
GUGLIELMO  ,  ELISABETTA. 

GuG.    Chiede  Norfolc  a  te  Taccesso  . 

Eli5.  Oh  indegno 

Va:  digli  che  al  suo  labbro  _ 
Debbo  gli  affanni  miei  j  digli  ciy^^f^^ 
Di  sua  finta  am  stade  "^-^7 
Verso  d'un  infelice,  ancorché  infido^ 
Disgombri  al  nuovo  sol  eia  questo  lido.  > 

(Parte.) 

S  C  E  N  A   IX.  ^ 

GUGLIELMO. 

Oh  giusto  cielo  !  alfine 
n  ver  non  trova  inciampo  ^ 
Onde  giimgere  al  trono  ;  è  alfin  palese 
i^uel  dcppio  cor,  d'iniquità  ricettp.... 


Atto  secondo. 


35 


Il  regio  cenno  ad  eseguir  m'affretto. 


(Parte.) 


Atrio  contiguo  alle  carceri  . 
S  C  E  N  A  X. 

CORO  di  popolo  &  di  soldati. 

itPoPOLO.      Qui  soffermiamo  vii  piò.,. 
r     II  tetro  asil  quest'  è 

Doye  un  barbaro  fato  -  condanno 
Chi'^la  patria  salvo  -  da  fiera^  6ortc. 

Soldati.    Miseri  noi  f  clii  sa 
Se  involarsi  potrà 

Il  nostro  duce  amato  -  a  tant'orror  ? 
Forse  colpa  d'amor  -  lo  spinge  a  morte^ 

Tutti.      ^ui  soffermiamo  il  piè  ,  ec. 

(  Il  popolo  ed  i  soldati  si  avvicinano  all'ingresso  delle 
carceri») 

SCENA  XI. 

NORFOKC.  I  precedenti. 

NoRF.  (  Che  intesi  !...  Oh  annuncio  !...  Questa 
E"  la  mercè  ch'io  merto?,..  Anrhe  fra  lacci 
Mi  nuocerà  costui  !...  Norfolc^  che  peusi  ? 


56 


ÈUSABETTA. 


1/ ingiusto  esilio  sapportar  potrai  ? 

Come  a  tanto  rossor  resisterai?  ) 
Soldati. Oh  nostro  cince  amato  ! 
IN'ORF.    (  Duce  !...  Ali  !  comprendo  applen  ...) 
Popolo.  Barbaro  fato 

]\oRF.    (  Qui  si  compiange  il  mio  nemico...  Tutto 

Congiura  a'  danni  miei  ... 

Che  risolvo  ?...  Oh  vendetta  ! 

Col  manto  di  pietà  ti  copri  .  All'arte.  ) 

Amici,  io  vengo  a  parte 

D'  un  così  giusto  affanno  . 

E'  sarà  ver  che  il  prode 

Salvator  della  patina 

Pera  così  }  Lo  soffrìrem  ? 
Coro.  Non  m^ai. 

NoiJF.    Ebben  ,  ini  udite  .  Assai 

Può  giovarvi  Norfolc  .  Già  cade  il  sole  : 

Al  prigiomer  mea  vo  .  Se  non  poss'  io 

Sottrarlo  a'  ceppi  suoi  fra  brev'  istanti  y 

Del  carcere  ì'  accesso 

V^i  schiuderete  ,  amici  , 

Golia  forza  e  il  valor  . 
Coro  .  Signor  ,  che  dici  I 

Mancar  di  fede  al  trono 

Saria  cotanto  ardir  . 
NoRF.  Ah  !  troppo  ignora 

Del  duce  sventurato 

Elisabetta  il  cor  3  lo  crede  reo 

Di  lesa  maestà  ,  mentre  quel  core 

Colpevole  non  è  :  lo  scusa  amore  . 

Deh  !  troncate  -  i  ceppi  suoi; 

Deh!  serbate- a  Elisa  ,  al  regno 
Il  più  grande  fra  gli  eroi, 
Il  più  deguo  -  di  pietà . 


ATTO  RECONDO: 


Coro.         Or  ci  fluida.  -  Ogni  alma  fida 
Pronta  aila  a  lui  darà  . 

NoRF.         Air  amor  clie  ia  voi  si  annida 

Fausto  arrida  -  il  ciel  clenieiile  . 
Non  ha  core  chi  non  sente 
La  possanza  d'  amistà  . 

Coro.         Non  ha  core  &c. 

NoRF.         (  Vendicar  saprò  V  offesa  ; 

Di  furor  quest'  alma  accesa 
Queir  ingrata  pmiirà  .  ) 

Coro.        Or  ci  guida.  -  Ogni  alma  fida. 
Pronta  aita  a  lui  darà  • 

\  (Il  popolo ,  ed  i  soldati  partono  seguendo  JVorfolc.) 

Interno  d'  un  ampio  carcere  a  volte  ^  ri- 
schiarato in  parte  da  un  lampione^  scala  a 
sinistra  dello  spettatore^  che  conduce  ad  una 
chiusa  porta  nelP  a!to  ^  altra  piccola  porta 
murata  in  fondo,  che  a  suo  tempo  vìea  di- 
roccata 5  ingresso  comune  da  un  Iato  . 

S  G  E  N  A  XIl. 
LEICESTER. 

Della  cieca  fortuna  un  tristo  esempio  , 
Lasso  !  in  me  trovo  .  In  questo  giorno  il  sole  , 
Testimonio  di  gloria  , 
Sorgeva  a  rischiarar  la  mici  vittoria  . 


38 


ELISABETTA. 


Tramonta  appena  ,  e  in  lutto 

Per  me  si  cangia  il  tutto  .    —  (Siede,) 

Ma  d'uopo  hau  di  conforto  , 

Dopo  lungo  vegliar  5  le  stanche  membra, 

E  5  mio  malgrado  ,  al  sonno 

Sento  che  gli  occhi  miei  regger  non  ponno 

(Si  addonnenta  e  parla  in  sogno,) 

Sposa  amata... .respira.... 

Cessan  gii  affanni  nostri.. ..è  il  ciel  placato.. 

Tergi  quel  pianto  ornai.... 

Idolo  del  mio  cor. ...penammo  assai.... 

Deh  !  sposa. ...ascolta. ...non  fuggir. ...t'arresta. 

(Si  sveglia  e  si  alza  ad  un  tratto.) 

Oimè  !...  dove  son  io  ?... Larva  fu  questa. 

Fallace  fu  il  contento  , 
Certa  'è  la  mia  sciagura; 
Immerso  ,  oh  dio  !  mi  sento 
Nel  primo  affanno  il  cor. 

Saziati,  o  sorte  irata  .• 
Apriti  o  terra  ,  e  fura 
Quest'alma  desolata 
A  tanto  suo  dolor. 

E  l'adorata  sposa , 
E  1"  innocente  Enrico 
Perir  dovranno!...  Oh  dio  ! 
Per  sopportar  si  fiera 
Immagine  d'  orrore  , 
Con  verna  di  macigno  avere  il  cor©  . 


ATTO  SECONDO. 


50 


SCENA  xni. 

KORFOLC,  due  guastaLori .  LEICESTER. 
NoRF.  Amico.... 

Leic.  Ciel  !...  ti  scosta  . 

NoRF.    Così  m'  accogli  ! 
Leic.  Pria 

Di  venire  al  mio  sen  ,  dimmi  ^  non  deggi^ 

Il  presente  mio  stato 

Al  tradimento  tuo  ? 
NoKF.  Che  parli  !  Ingrato  ! 

Mi  conosci  SI  poco  ?  Eccoti  il  ferro  : 

Vibralo  in  me  ,  se  vuoi  ;  ma  1'  onor  mio 

Cosi  non  oltraggiar  . 
Leic.  Ma  Elisabetta... 

NoRF.    Scoperse  il  ver  ,  ne  so  dir  come  .  A  lei 

Diressi  i  preghi  miei . 

Che  non  feci  e  non  dissi  onde  quel  core 
^        Impietosir  per  te  ?  Vana  speranza  ! 
f        Tuo  complice  mi  crede ,  e  la  tiranna 

A  vergognoso  esilio  or  mi  condanna  . 
Leic.    Che  sento!...  (E  sarà  ver  !  )  Tu  solo  a  parte. 

Fosti  del  mio  segreto... 
NoRF.  Illustre  nodo 

Potea  restarsi  ognor  celato  ?  Ah  !  troppo  ^ 
I       Per  giovanil  talento  ,  ti  rendesti 
f       Imprudente  in  amor...  Ma  si  tralasci  - 

L'  inutil  favellar .  Voglio  salvarti , 

Felice  io  voglio  farti, 

E  ad  ogni  costo  . 
Leic.  Come  ? 

NoaF,    Odio.  Ma  pria  mira  colà  .  Matilde 

4 


ELISABETTA. 


E  il  suo  german  divide 
Da  te  quel  chiuso  varco  . 
Leic    Oh  ciel  ! 

NoRF.  Quanto  vi  dissi , 

i^A'  guastatori^  che  si  accingono  ad  atterrare  il  murò 
della  piccola  porta  nel  fondo 

Si  eseguisca  .  -  Fra  poco  Leicester,) 

Stringerli  al  sen  potrai  . 
Leic.       Oh  generoso  !  oh  degno..../ 
NoRF.      Del  tradimento  mio  sia  questo  un  segno. 

Leic.  Deh  !  scusa  i  trasporti 

D'ini  misero ,  oppresso  j 
Errai,  lo  confesso  : 
Pentito  son  già. 

NoRF.       (  Costui  di  vendetta 

Mi  schiuda  la  via  j 
Poi  vittima  sia  : 
Estinto  cadrà.  ) 

Xetc.         Non  parli  ? 

NoRF.         ,  L'offesa 
te  condonai. 
'  Quest^anima  è  accesa 
Di  pura  amistà. 

A  2.  Ritorna  al  mio  seno^ 

Conforta  ^.appieno  j 

Felice  renda 
mi, 

Laf'^^fedeltà. 
tua 


ATTO  SÉCÒNDOJ 


NoRF.         Unita  alle  schiere. 
La  plebe  dolente  , 
Attorno  fremente 
Scorrendo  sen  va. 

Leio.  Che  narri  !..  E  pretende  ? 

NoRF.         Troncar  tue  ritorte. 

Suo  duce  ti  attende  .... 

Leic.  Che  ascolto  ! 

NoRF.  La  sorte 

Per  te  cangerà. 

Leic.         Non  sia  !  Va  .... 
NoRF.  Ma  senti  .... 

Leic.         Ribelle  del  soglio  !... 
NoRF.         Soccorso  a  momenti  .... 
Leic.         Noi  curo  ,  noi  voglio  : 
Orrore  mi  fa  ! 


Leic.  Il  fato  crndele 

Può  farmi  itifelice  5 
m.  Ma  sempre  fedele 

I  Quest'alma  sarà. 


NoRF.Al  fato  crudele 

Soccombi  ,  infelicCi 
Se  troppo  fedele 
Quell'alma  sarà. 


«LI5A3ETTÀ. 

'  *■  ,         SCENA  XIV. 

ELISABETTA,  MATfLDti,  ENRICO, 
I  precedenti  • 

(I  due  guastatori^  avendo  diroccato  il  mu^o  della 
porta  ,  5*  inoltrano  nella  medesima  ,  indi  escono  t 
si  ritirano  in  dove  son  vtnuti  ,  iS/cWatto  che  Nor» 
fole  vuol  far  nuov^e  premure  a  Le  ice  ter ,  si  sen- 
tono  strìdere  i  cardini  dell'  altra  porta  nella  sum^ 
mità  detla  scala  ,  da  cui  discende  Elisabetta  in 
succinte  vesti  ,  preceduta  da  una  guardia  che  reca 
una  face  .  Nor/oìc  ,  scorg  ndo  la  regina  ,  timoro' 
so  a  tal  vista  ,  è  in  atto  di  partire  ,  ma  ,  canguin^ 
do  pensiero  ,  si  cela  dietro  ad  un  pilastro  in  cor* 
ta  distanza  d^W ingresso  aperto  poco  prima  ,  sul 
cui  Vm'tare  si  mostrano  Enrico  e  Matilde  .  o- 
scurità  del  luogo  nel  fondo  non  fa  distinguerli  da 
Norfolc  nè  dagli  altri.  Lùcester^  maravigliato  in  ve- 
der la  sovrana^  rimane  confuso  mentre  ella  scen- 
de .  La  guardia  ,  dopo  aver  posato  la  face  ,  si 
ritira  al  cenno  d'  Elisabetta  .) 

Leic.  Tu  5  regina  !.,.Deh!  come.... 

(Prostrandosi.) 

Elis.  Taci. 

NoRF.  (  Io  tremo._,. 

Che  mai  sarà.  ) 
Mat.    sot/o  voce  ad  Enrico.)  Cielo  I  ella  stessa  ! 
Enr.    come  sopra  a  Matilde.)  Il  piede 

Non  inoltrar. 

IMUt,    come  sopra^  vedendo  Nolfolc.)  Costui  perchè 

celato? 


ATTO  SECOrfDO. 


xn.    Udi ''m  ;  t'accheta  ornai . 

g'uma  al  bos.o.)        Misero  ,  ascolla. 
Ecco  liilthua  volta 

Che  li   è  dato  il  vedermi .- A'  danni  tuoi 

Favellaron  le  lej.gi  ,   e  i  S'-'in^'  » 

Ti  coudannaron  già  .  La  tua  regina 

Approva  la  sentenza  : 

Elisabetta  far  non  lo  potria. 

Ter  quella  ignota  vìa  , 

{Accennando  la  scala.) 

Ella  t'  offre  uno  scampo  ;  va,  t'  affretta; 

La  regina  or  non  v'  è  ;  ma  Elisabetta. 
Leic.  Oh"  eccelsa  donna!. ..Amore 

Mi  fece  reo  ,  ma  non  ribelle  al  trono  . 
io  m'  involassi  alla  mia  pena  ,  il  mond© 

Tale  mi  crederla  .  Lascia   eh'  io  pera. 

Mostrati  generosa 

A  Enrico  ,  alla  mia  sposa; 

Li  salva  5  altro  non  bramo  . 
Elis.   Un  impossibil   chiedi  . 

L' empio  Norfolc  che  ti  accuso.... 
Leio.  dici! 

Norfolc  ! 
NoRF.  (Oh  ciel  !  ) 

Elis.  M  itilde  e  il  suo  germano. 

Al  cospetto  de'  grandi , 

Nomò  complici  tuoi  contro  lo  stato. 
Leic.  Norfolc  ! 

Elis.  Scellerato  . 

Tardi  il  conobbi  5  ognun  tacca .  Punirlo 
Volli  di  sua  finta  amistade  ,  e  ognuno 
Di  qual  tempra  è  quel  cor  lui  fe'  palese. 

NoRF.  (Oittiè  !  ) 


44 


ELISABETTA. 


^^^c-  Chi  mai  tanta  perfidia  intese! 

Ah  !  regina  ,  al  riparo  .  Il  traditore 

Qui  poc'  anzi  sen  venne  ;  a  me  fingea 

Fida  amistà  ;  volea 

Farmi  capo  alla  plebe  .  Ah  !  pensa.... 
El^s.  Oh  dio  ! 

NoRF.  (  Ah  !  perduto  son  io.  ) 
Leig.   Deh  !  corri. 

Mat.  ad  Enrico^  accennando  Norfolc.  ) 
Mira  .... 

Enr.  vedendolo  posar  la  mano  sulVelse  della  spada. 
^  ,^  Ei  stringe  il  brando. 

l^Lis.  dopo  aver  pensato.)  L'empio 
Sì  ^  preverrò  . 

(  In  atto  di  ascendere   la  scala.  ) 

NóRF.  avventandosi  colla  spada  ad  Elisabetta.  ) 

Ma  pria  la  morte  avrai. 

Elis.    Cielo  !... 
Enr.Mat.       Fermati  !... 
NoRF.  Oimè  !... 

^^ic-  Mostro  !  che  fai  ! 

(Enrico  e  Matilde  disarmano  Norfolc  ;  Enrico  gl^ 
pone  al  petto  la  punta  della  spada  ,  afferrandogli 
il  braccio  destro  ;  Matilde  gli  afferra  il  braccia 
sinistro  i  Leicester  si  para  d' innanù  ad  Elisabetta.) 

Elis.  Olà  ,  Guglielmo  !... 

l-Eic.  Guardie  !..• 


Atto  secondo. 


SCENA  XV, 


45 


GUGLIELMO  e  guardie  can  faci,  dalla  scala. 
I  precedenti. 

Ltq.  Mia  sovrana 

vr.Mat.Vìvì  ,   p  regina  . 

sic.  Vivi  ^  e  vivi  al  regno . 

cfRF.  Oh  destin  ! 
VR.^AT.  Traditor  ! 

Barbaro  ! 


Eie 


A$,  Indegno  ! 

Fellon  3  la  pena  avrai 
Dovula  a  tanto  eccesso. 
Dove  s'  intese  mai 
Più  scellerato  cor  ! 

Si  aggravi  di  ritorte  : 
Vada  riniquo  a   morte  ; 
Terribil  fia  lo   scempio  . 
D'un  empio  -  traditor. 

ORF.         Saziati  iniqua  sorte, 

Appaga  il   tuo  furor. 

Sorfulc  e  condotto  dalle  guardie  nel  fondo  del 
carcere,) 

ìIat.Enr.  Deh  !   calmati , 
,Eic.GuG.  Respira, 
14.  E  il  ciel  pietoso  ammira 

De'  regi  difensor  . 

Bell'alme  generose  , 
y|1  A  questo  sen  venite. 


^ 


46 


ELISABETTA* 


Vivete  ,  ornai  gioite , 
Siate  felici  ognor  . 

(Dòpo  aver  abbracciato  Matilde  ed  Enrico  ,  li 
aivuinare  a  Leicester,) 

A  4.  Oh  grande  ! 

^Leicester  ,  Madide  ed  Enrico  si  prostrano  .) 
Elis,  Sorgete  : 

Da  VOI  più  non  tramo.... 

Coro  didentro.')  Leicester!... 

^  ^'  Quai  grida  f 

Coro  di  dentro.  )  Vederlo  Togliamo  : 
Morire  al  suo  pie. 
(7^ edonsi  spalancare  le  porte  d  l  carcere .) 

SCENA  ULTIMA. 

Coro  di  soldati  e  popolo  .  I  precedenti. 

Leic.Gug.  Audaci  !  rispetto  . 

Frenate  .... 

Elis.  Fermate 

(Mie  guardie  che  vogliono  opporsi  alla  moltitudine. 

Sì  tenero  affetta 

Punibil  non  è  . 

CoiiO^ prostrandosi.  )L[i  regina  !.,. Appiedi  tuoi 
Imploriam  pietà  ,  perdono.,.. 

Elis.         Ecco  il  duce:  il  rendo  a  voi. 
Bendo  ai  trono  -  il  difensore  ; 
Ma  domando  al  vostro  core  ^ 
La  priuuiACra  fedeltà*  ^ 


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